Conto corrente: cos’è e come funziona

Il conto corrente è uno strumento finanziario finalizzato alla gestione del denaro: consente ad esempio il versamento e il prelievo del contante, il suo trasferimento attraverso bonifici, l’accredito dello stipendio, la domiciliazione delle utenze, e viene usato per depositare i propri risparmi e lo si può aprire come conto tradizionale o come conto on line.

L’apertura di un conto corrente presso una banca dà inoltre all’utente la possibilità di usufruire del bancomat per prelevare denaro dal proprio conto presso appositi sportelli automatici (ATM) evitando così il passaggio in filiale, e consente parimenti di usufruire di strumenti di pagamento diversi dal contante come il carnet di assegni, il bancomat stesso, le conti carta ed infine le carte di credito.

I conti correnti sono oggi identificati univocamente dall’International Bank Account Number (o IBAN), un codice che li identifica univocamente a livello internazionale. Fra gli elementi che compongono gli IBAN dei conti italiani compaiono il codice ABI dell’istituto dove il conto è domiciliato, il codice CAB che identifica univocamente la filiale presso cui il conto corrente è stato aperto, e il numero di conto.

Tutte le banche operanti in Europa devono aderire a un sistema di garanzia dei depositi; in particolare, le banche italiane devono aderire a un Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che garantisce fino a 100.000 euro per ogni deposito.

Le caratteristiche del conto corrente

Il conto corrente di corrispondenza, comunemente chiamato conto corrente, è lo strumento bancario che consente la raccolta dei risparmi e agevola la gestione del denaro: consente, infatti, la canalizzazione dello stipendio, l’addebito delle utenze, l’esecuzione di pagamenti, il versamento di contante ed è uno strumento di risparmio.

Consiste in un cosiddetto contratto “tipico”, essendo regolato dall’articolo 1823 del codice civile, nel quale si specifica che il titolare di un conto corrente di corrispondenza può esigere a vista le somme in esso depositate.

Nel caso in cui la banca abbia un rapporto di fiducia con il cliente e ne riceva garanzie economiche, essa può concedergli il fido bancario, che permette di avere scoperti in linea capitale nei limiti prestabiliti.

Il conto corrente in Italia è identificato dalle coordinate bancarie BBAN (codice alfanumerico di 23 cifre), composte dal codice CIN, dal codice ABI della banca dove è domiciliato, il CAB dell’agenzia o succursale e il numero di C/C. Per le operazioni internazionali è invece richiesto il codice IBAN (codice alfanumerico di 27 cifre) composto dal codice ISO 3166-1 dello Stato, il codice identificativo bancario e il codice BBAN.

Il conto corrente prevede l’invio, trimestralmente o mensilmente, dell’estratto conto dalla banca al correntista. Questo contiene informazioni del saldo liquido disponibile sul conto e un riepilogo dei movimenti effettuati. Esso si compone di cinque colonne: data di registrazione, data di valuta operazione, dare, avere, descrizione dell’operazione effettuata. L’estratto conto è molto importante per il cliente in quanto gli consente di verificare i movimenti effettuati e prendere visione del saldo. In base all’articolo 119 del D.Lgs. 385/93, l’estratto conto si intende approvato trascorsi 60 giorni dal ricevimento. Nel conto corrente si ravvisano 3 tipi di saldo:

Il saldo liquido (positivo o negativo), che viene determinato ordinando i diversi movimenti in funzione della valuta assegnata. Tale saldo è molto importante in quanto è quello utilizzato per il calcolo degli interessi creditori o debitori di pertinenza di uno specifico rapporto di conto;

Il saldo contabile, che si determina ordinando i movimenti in base alla loro data di contabilizzazione;

Il saldo disponibile, che viene determinato ordinando i movimenti in base alla data di maturazione della disponibilità. Quindi il cliente potrà disporre di una determinata somma giacente sul c/c solo e soltanto nel momento in cui si ha la maturazione della disponibilità.

Per tutte le banche operanti nella Comunità Europea vige l’obbligo di aderire ad un sistema di garanzia dei depositi che assicuri un livello di garanzia di 100.000 euro per ogni depositante (Direttiva Comunitaria 2009/14/CE). Le banche italiane sono obbligate ad aderire al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che garantisce ogni singolo depositante, per le disponibilità risultanti sul conto, sino a euro 100.000 (il limite massimo garantito è stato fissato dal Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n.49 che ha modificato quello precedente di 103.291,38 euro, pari a 200 milioni di vecchie lire). Le banche estere operanti in Italia invece non sono tenute ad aderire al Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi, ma possono limitarsi ad aderire al fondo obbligatorio nel proprio Paese di origine, che deve comunque rispettare quanto stabilito dalla Direttiva Comunitaria n. 2009/14/CE.

È possibile identificare tre categorie di conti correnti:

  • Conti a consumo. Le spese dipendono dal numero di operazioni effettuate: più operazioni si fanno, più si spende;
  • Conti con franchigia. Il conto prevede un canone, generalmente annuo, che include un certo numero di operazioni gratuite;
  • Conti a pacchetto. Il conto prevede un canone che può comprendere anche altri servizi, quali cassette di sicurezza, assicurazioni e gestione del risparmio.

Negli ultimi anni stanno inoltre aumentando sempre più la propria popolarità i conti online, conti correnti che permettono di non avere alcuna interazione con le filiali della banca. Praticamente la totalità dei conti correnti prevede oggi la possibilità di effettuare operazioni a distanza, e molto spesso vengono applicati sconti consistenti per gli utenti che privilegiano il canale online.

In generale i conti correnti prevedono dei costi fissi (canoni mensili) e dei costi variabili (costi da sostenere per ciascuna operazione effettuata). In caso di utilizzo del fido prevedono dei costi per il finanziamento ricevuto ed inoltre, in caso di giacenze positive, prevedono una qualche remunerazione del capitale.

Banca d’Italia, al fine di aumentare la trasparenza dei conti correnti bancari, ha previsto la comunicazione obbligatoria dell’ISC (indicatore sintetico di costo) da parte delle banche. L’ISC è una misura sintetica del costo totale del conto corrente.

I rischi del conto corrente

I rischi connessi all’apertura di un conto corrente consistono nell’eventualità che la Banca possa non essere in grado di prestare fede ai propri obblighi contrattuali, cioè di restituire ai correntisti il denaro presente sul conto e gli interessi contrattualmente previsti (caso di fallimento della banca). In realtà, i rischi per i correntisti sono mitigati dall’obbligo, per tutte le banche operanti nella Comunità Europea, di aderire ad un sistema di garanzia dei depositi che assicuri un livello di garanzia di 100.000 euro per ogni depositante (Direttiva Comunitaria 2009/14/CE). Le banche italiane sono obbligate ad aderire al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che garantisce ogni singolo depositante, per le disponibilità risultanti sul conto, sino a 100.000 euro (il limite massimo garantito è stato fissato dal Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n.49 che ha modificato quello precedente di 103.291,38 euro, pari a 200 milioni di vecchie lire). Le banche estere operanti in Italia invece non sono tenute ad aderire al Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi, ma possono limitarsi ad aderire al fondo obbligatorio nel proprio Paese di origine, che deve comunque rispettare quanto stabilito dalla Direttiva Comunitaria n. 2009/14/CE.

In caso di giacenze sul conto inferiori alla garanzia prevista dal sistema cui aderisce la banca, quindi, il rischio del depositante consiste nel non poter avere disponibilità del denaro depositato nel momento desiderato: tuttavia anche questo rischio risulta mitigato dalla Direttiva 2009/14/CE, che ha fissato l’attesa massima per il rimborso in venti giorni lavorativi, riducendo il termine massimo precedente fissato in tre mesi. In caso di giacenze superiori alla garanzia, invece, in caso di fallimento della banca si corre il rischio di non tornare in possesso del capitale eccedente la garanzia (100.000 euro).

È corretto comunque evidenziare che il fallimento degli istituti bancari è sempre stato storicamente altamente improbabile. Al fine di tutelare la stabilità del sistema finanziario infatti le banche devono garantire precise condizioni di sana e prudente gestione e sono sottoposte alla vigilanza della Banca Centrale del Paese di origine, la Banca d’Italia nel caso delle banche italiane. Il fallimento delle banche appare ancor più improbabile se si tiene in considerazione quanto avvenuto nelle crisi finanziarie degli ultimi anni, in cui gli Stati sono intervenuti per salvare la quasi totalità delle banche che si sono trovate ad affrontare difficoltà di liquidità.

Per quanto riguarda infine il rischio di variazioni unilaterali delle condizioni economiche e contrattuali, il cliente è tutelato in quanto ha facoltà di recedere entro 60 giorni dalla comunicazione della variazione. Altri rischi possono essere legati allo smarrimento o al furto di assegni, bancomat, carta di credito, dati identificativi e parole chiave per l’accesso al conto su internet, ma sono anche ridotti al minimo se il correntista osserva le comuni regole di prudenza e attenzione.

I servizi offerti dal conto corrente

In generale sono davvero molti i servizi che possono essere offerti attraverso un conto corrente, e non è affatto facile generalizzare. Di seguito forniamo un elenco sintetico, senza pretesa di esaustività, dei servizi che possono essere offerti:

  • Accredito stipendio/pensione;
  • Affidamento;
  • Assegni;
  • Assegni circolari;
  • Bancomat;
  • Bonifici;
  • Carta di credito;
  • Domiciliazione utenze;
  • Emissione/invio estratti conto;
  • Investimenti in pronti contro termine;
  • Operazioni di trading;
  • Servizi di Internet Banking;
  • Servizi di Phone Banking;
  • Prelievo bancomat;
  • Prelievo in filiale;
  • Versamento in filiale.

Gli elementi del contratto del conto corrente

Di seguito si elencano gli elementi caratterizzanti i contratti dei conti correnti:

  • Canone mensile/costo di mantenimento;
  • Gamma di servizi inclusa nel conto;
  • Costo unitario di ciascun servizio offerto;
  • Tasso creditore;
  • Tasso debitore;
  • Capitalizzazione degli interessi;

Le condizioni per l’apertura del conto corrente

L’apertura di un conto corrente risulta solitamente piuttosto semplice. Dal momento che la banca non si assume alcun rischio se non concede affidamenti, l’apertura del rapporto potrebbe addirittura non prevedere alcun processo istruttorio o prevederne di molto leggeri. Ovviamente, se si avessero pendenze in corso con una determinata banca, si correrebbe il rischio che questa utilizzasse il saldo sul conto corrente per compensare i crediti vantati nei confronti del correntista.

Per l’apertura del conto sono solitamente richiesti solamente il codice fiscale, un documento di identità in corso di validità e la firma del contratto di conto corrente.

Si ricorda inoltre che, la normativa antiriciclaggio (d.lgs 21 novembre 2007, n. 231), impone alle banche l’identificazione finanziaria del depositante. In caso di banche online, non avendosi la possibilità di identificazione finanziaria allo sportello, sarà necessario sottoporsi ad altra procedura di identificazione, solitamente con il tramite di altra banca o di un promotore finanziario.

Le condizioni economiche del conto corrente

Quando si deve scegliere tra più conti correnti è bene confrontare il costo netto annuo offerto da ciascuno. Ciò consiste nel valutare, per ciascuno, data l’operatività del correntista, il costo totale annuo, da cui vanno detratti gli interessi attivi.

In generale i conti correnti sono prodotti sicuri, per cui in periodi di stabilità finanziaria il rischio non dovrebbe rappresentare l’elemento differenziante nella scelta del prodotto. Appare quindi difficile fornire consigli sulla materia, anche perché ha risvolti delicati. In generale per dormire sonni tranquilli il consiglio potrebbe essere quello di non depositare su un singolo conto corrente più di 100.000 euro, importo massimo garantito per ciascun depositante secondo il disposto della Direttiva Comunitaria 2009/14/CE. Crediamo però sarebbe in tutti i casi sconsigliabile, dal punto di vista della convenienza economico-finanziaria, tenere su semplici conti correnti somme ingenti e superiori a quelle previste dal sistema di garanzia cui aderisce la banca, per cui riteniamo superfluo approfondire oltre.

Costi fissi: costi che è necessario sostenere per la semplice apertura del conto corrente. Spesso sono previsti canoni mensili ed è sempre previsto il pagamento dell’imposta di bollo, pati a 8,55 euro a trimestre, che viene solitamente addebitata al correntista;

Costi variabili: costi che variano in funzione del numero di servizi effettivamente utilizzati (servizi di pagamento, di versamento, strumenti di pagamento, ecc.). In alcuni casi i conti correnti prevedono una franchigia al di sotto della quale non è previsto nessun compenso per l’utilizzo dei servizi del conto;

Tasso creditore: tasso che la banca paga sui depositi dei correntisti. È sempre opportuno tenere a mente che, sugli interessi attivi lordi, grava una ritenuta fiscale del 20%, che a va ridurre l’effetto netto degli interessi attivi;

Tasso debitore: tasso che si applica sull’utilizzo del fido (scoperto di conto corrente). Solitamente sui fidi di conto corrente vengono applicati interessi piuttosto alti;

Commissione di messa a disposizione fondi: commissione onnicomprensiva applicata per la messa a disposizione dei fondi da parte della banca. Viene applicata ai rapporti affidati a prescindere dall’effettivo utilizzo del fido e non può eccedere lo 0,50% dell’accordato nel trimestre;

Logica di capitalizzazione: è la modalità con cui vengono accreditati gli interessi attivi ed addebitati quelli passivi. Alcuni conti correnti riconoscono gli interessi in date predeterminate, ad esempio a fine mese, altri ad intervalli calcolati a partire dalla data di apertura del conto. Si tratta di un parametro importante, in quanto gli interessi maturati possono essere reinvestiti e quindi influire sulla redditività effettiva del conto.

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