La differenza fra Prestito personale e Cessione del quinto

Il Prestito personale

Il prestito personale è una forma di finanziamento che rientra nella categoria dei prestiti non finalizzati; questo vuol dire che chi richiede il prestito può utilizzarlo per le più diverse esigenze di spesa, o finalità (da cui appunto la dicitura di “prestito non finalizzato”).

Fra le finalità troviamo acquisto auto e acquisto moto, consolidamento debiti, ristrutturazione casa, acquisto di arredamento o di elettrodomestici, viaggi e vacanze, spese mediche, acquisto di una box; infine, si può effettuare richiesta di prestito personale anche solo per ottenere della liquidità (il cosiddetto prestito di liquidità).

Segnaliamo che in alcuni casi, pur trattandosi di un finanziamento non finalizzato, l’istituto che eroga il prestito può richiedere al cliente di dichiarare come intende spendere l’importo, anche fornendo un preventivo delle spese: le condizioni praticate da banche e finanziarie cambiano infatti a seconda della finalità del prestito personale. Nella richiesta di prestito è quindi molto importante indicare la finalità corretta del finanziamento: in tal modo otterrai sempre i tassi più convenienti.

Ricorda infine che è possibile estinguere il prestito anticipatamente rispetto al termine concordato, e che con un prestito personale puoi ottenere rapidamente importi molto elevati, subito disponibili e con durate di rimborso fino a 10 anni, cosa che ti consente di ridurre la rata all’ammontare per te più comodo.

La Cessione del quinto

I prestiti con cessione del quinto dello stipendio o della pensione sono finanziamenti a tasso fisso per i dipendenti pubblici e privati con contratto a tempo indeterminato. Questo tipo di prestito è detto “cessione del quinto” perché la rata mensile è trattenuta direttamente dallo stipendio mensile fino a 1/5 dell’importo totale della busta paga, cioè il 20% dello stipendio valutato al netto delle ritenute.

L’importo della cessione può aumentare, solo per i lavoratori dipendenti, fino ai 2/5 dello stipendio grazie al prestito delega (il cosiddetto “doppio quinto”). Poiché il prestito è garantito dalla cessione del quinto dello stipendio, la concepibilità dello stesso non dipende da eventuali problemi di credito passati del richiedente proprio perché, in virtù della forma tecnica della cessione, è il datore di lavoro a pagare l’estinzione del finanziamento. È infatti suo compito pagare materialmente la rata al creditore, trattenendo l’importo dalla busta paga del proprio dipendente.

Oggi è possibile l’accesso alla cessione anche da parte dei pensionati. In questo caso la scadenza del prestito non può però superare il novantesimo anno di età, anche se spesso le compagnie di assicurazione limitano il rischio assumendo prodotti con un massimo di 85 anni.

La legge prevede che, al momento della sottoscrizione del contratto di cessione con la società finanziaria, si stipuli anche un’assicurazione sui rischi vita ed impiego. Nel caso di rischio impiego l’assicurazione ha diritto di rivalsa nei confronti del debitore, nei limiti del TFR maturato. Il trattamento di fine rapporto viene infatti accantonato dall’azienda in un apposito fondo e resta indisponibile per il debitore che accende il finanziamento. L’assicurazione quindi è a vantaggio della sola finanziaria, non del dipendente. Nel caso di rischio vita l’assicurazione interviene senza vantare diritto di rivalsa nei confronti degli eredi.