La migliore guida sul Mutuo a Tasso BCE

Quando si parla di mutuo a tasso variabile viene (più o meno a tutti) in mente l’indice Euribor. Come abbiamo visto l’Euribor è un tasso interbancario – esprime cioè quanto costa alle banche prestarsi il denaro fra loro – a breve termine (da una settimana ad un anno).

L’Euribor a 1 mese e a 3 mesi sono gli indici più utilizzati dalle banche per indicizzare il calcolo delle rate di un mutuo a tasso variabile. L’Euribor viene quindi sommato allo spread per calcolare il Tan (Tasso annuo nominale) del mutuo. Se l’Euribor è negativo dovrebbe essere sottratto allo spread ed è opportuno verificare che la propria banca effettui questa sottrazione, dato che da gennaio 2015 gli indici Euribor a 1 e 3 mesi sono difatti finiti in territorio negativo.

Pochi sanno però che l’Euribor non è l’unico parametro che la banca può utilizzare per indicizzare l’andamento del tasso variabile al costo del denaro. L’altro elemento è il tasso di riferimonto della BCE, che esprime quanto costa alle banche chiedere soldi direttamente in prestito alla Bce.

Dal 2009 le banche in Italia sono obbligate a contemplare nel bouquet delle offerte anche mutui a tasso variabile indicizzato al tasso Bce. Lo ha infatti previsto il decreto anti-crisi numero 185 varato a fine 2008. Questo perché nell’autunno del 2008 – in concomitanza con il crack della banca statunitense Lehman Brothers e con la conseguente crisi di liquidità innescata sul sistema bancario internazionale – gli indici Euribor si sono impennati per un paio di mesi, superamento nettamente il tasso della Bce.

Di conseguenza è scoppiata la polemica sull’efficacia dell’utilizzo degli Euribor come parametri dei mutui a tasso variabile considerato che questi indici sono tecnicamente più volatili rispetto al tasso Bce. Gli Euribor infatti variano di giorno in giorno e riflettono il livello di solidità del sistema bancario europeo. Il tasso Bce invece può essere modificato solo dalla Banca Centrale Europea e, di conseguenza, è molto più stabile e, soprattutto, non risente della volatilità dei mercati finanziari nelle fasi di tempesta. Per questo motivo il governo è sceso ai ripari obbligando le banche ad introdurre nell’offerta anche un mutuo variabile agganciato al tasso Bce.

Perché pochi scelgono il variabile agganciato al tasso Bce?

Nonostante il “mutuo al tasso Bce” sia un’opzione a disposizione di tutti i mutuatari va detto che si tratta di un mutuo poco richiesto e ancor meno erogato. I motivi sono principalmente due:

  • La maggior parte delle banche quando propone il tasso variabile non menziona neppure questa possibilità, sconosciuta alla maggior parte dei mutuatari:
  • A parte la breve parentesi di fine 2008 (in cui il tasso Euribor si impennò oltre il 5% superando di circa un punto percentuale il tasso Bce) gli Euribor sono sempre sostanzialmente allineati al tasso Bce, anzi nella maggior parte dei casi viaggiano su un livello leggermente più basso. Nel 2016, infatti, gli Euribor a 1 e 3 mesi sono negativi, mentre il tasso Bce a 0. Di conseguenza un mutuo indicizzato all’Euribor risulta più conveniente.